MONSAMPOLO DEL TRONTO – Da sempre impegnato nel volontariato, è cresciuto e si è formato nell’associazionismo cattolico, prima nell’Azione Cattolica parrocchiale e diocesana, poi nel Centro Sportivo Italiano, in cui è stato fondatore e presidente della Polisportiva CSI Stella, oltre che dirigente provinciale e regionale. Libero professionista nel campo delle amministrazioni condominiali, ha iniziato da giovanissimo ad impegnarsi in politica, prima come assessore ai servizi sociali, poi in qualità di vicesindaco ed infine da primo cittadino. Si tratta di Massimo Narcisi, sindaco del Comune di Monsampolo del Tronto, che oggi ha 47 anni ed è al suo secondo mandato. Al di fuori dagli impegni amministrativi, nutre una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio e la corsa, per la musica e per la radio, potendo vantare anche una piccola esperienza da speaker per una nota radio marchigiana.
Lei è iscritto all’Azione Cattolica da anni ed è stato un esponente molto attivo anche nel Centro Sportivo Italiano. In che maniera il mondo dell’associazionismo cattolico ha contribuito alla sua crescita umana?
L’esperienza nell’Azione Cattolica prima e nel CSI poi è stata fondamentale. Appena sedicenne, mi sono iscritto come giovanissimo all’AC, poi sono diventato educatore ACR per i primi anni ed in seguito educatore dei Giovanissimi. Sebbene gli impegni amministrativi non mi consentano più di dedicare molto tempo all’associazione, sono tuttora iscritto all’Azione Cattolica e faccio parte con orgoglio e con passione. Anche il CSI mi ha permesso di incontrare tanti giovani, sebbene in un contesto diverso, quello dello sport, che è parimenti avvincente e formativo. Queste due esperienze mi hanno formato molto, come uomo e come amministratore. In quegli anni associativi ho imparato e perfezionato la mia attitudine all’ascolto, il saper lavorare insieme, la capacità di prendersi cura degli altri e il desiderio di spendersi per l’altro, camminandogli affianco, che si tratti di un bimbo, di un giovane, di un adulto o di un anziano. Oggi purtroppo questa volontà e capacità di farsi compagnia spesso manca. Purtroppo. Io sono stato fortunato ad averla imparata in famiglia e in queste associazioni.
A seguito della 50° Giornata Sociale della Chiesa è nata la Rete di Trieste, un movimento di amministratori italiani sorto per stimolare e promuovere un rinnovato protagonismo dei cattolici in politica. Perché è importante per i cattolici partecipare ai processi democratici?
Non è solo importante, è fondamentale. Un cattolico ha il dovere, a mio avviso, di impegnarsi in tutto quello che riguarda l’umano e la vita amministrativa fa parte del vivere dell’uomo. Tutto, infatti, anche la politica, anzi soprattutto la politica, parte dalla relazione e dal confronto. Ogni cattolico, quindi, è chiamato a dare un contributo per cambiare quella piccola porzione di mondo in cui vive ed opera, che si tratti di un quartiere, di una città, di una regione o di una nazione. Per troppo tempo si è demonizzato chiunque dal mondo cattolico si avvicinasse alla politica; mi fa piacere, invece, che ora ci sia una tendenza diversa, anche perché – come ha detto qualcuno prima di me – “la politica è la più alta forma di carità” e c’è davvero tanto bisogno di donne e uomini motivati e formati. Perciò ben venga questo rinnovato impegno dei cattolici e questo mettersi in gioco per dare il proprio contributo all’umanità.
Come si esplicano i valori del cristianesimo in politica? In quali azioni concrete si traduce il suo essere cristiano?
Onestamente non credo che il fatto di provenire da un tipo di percorso associativo nel mondo cattolico renda tutto magicamente facile: non è che il cattolico abbia dei “super poteri” per risolvere i problemi. Credo, però, che si abbia forse uno stile diverso e che cambino le motivazioni e quindi anche il fine. La spinta ad agire per il bene comune, infatti, è una propulsione che mi viene dal mondo associativo: fare qualcosa per l’altro è un impegno che si impara e si traduce in azione in molte associazioni cattoliche. Non solo. Credo che gli anni dell’associazionismo e il mio essere credente mi abbiano dato anche un metodo diverso di approccio alle varie situazioni, uno stile improntato all’ascolto e all’empatia. Da ultimo, se il fine è bene comune, inteso secondo un’ottica cristiana, possono cambiare anche le priorità. Nel mio caso specifico la priorità ce l’hanno le persone, specialmente i ragazzi, perché rappresentano il nostro futuro. E questo è un filo rosso che lega la mia amministrazione alle mie esperienze passate.
Quali sono le maggiori criticità che riguardano il Comune da lei amministrato?
Sicuramente un obiettivo sul quale stiamo lavorando, ma che non è semplice da realizzare, è quello di ricreare un forte senso di comunità, facendo sentire ogni singolo cittadino parte di un tutto. Se non c’è questo sentimento di appartenenza alla comunità, ogni altro progetto sarebbe un fallimento. È chiaro che servano iniziative che possano riempire vuoti, ma una comunità attiva, pulsante e viva è l’elemento essenziale attorno al quale ruota tutto il resto. Chiaramente si tratta di un processo importante che richiede tempo, quindi non possiamo aspettarci risultati immediati, ma è anche una sfida ambiziosa e siamo fiduciosi di riuscire nel nostro intento, grazie anche alla collaborazione con le bellissime associazioni che lavorano in prima linea sul territorio. Il terremoto prima e la pandemia poi, ci hanno fanno comprendere quanto sia importante, nei momenti difficili, raccontarsi, ritrovarsi, essere squadra. È per questo motivo che stiamo lavorando proprio alla creazione di un tavolo con i protagonisti del mondo associativo del nostro territorio, così da pianificare insieme un percorso di comunità, coinvolgendo sempre più cittadini e rinsaldando i legami tra noi. Avendo rafforzato queste rete di associazioni, grazie anche alle risorse del PNRR che siamo riusciti ad intercettare, contiamo di poter creare non solo iniziative, ma anche nuove strutture che possano accogliere le persone, erogare i servizi e realizzare concretamente luoghi in cui la comunità si senta prossima a tutti.
Quali sono invece gli obiettivi raggiunti di cui va maggiormente orgoglioso?
Come dicevo prima, un posto speciale nel mio cuore è occupato dai bambini e dai giovani. In questi anni siamo riusciti ad ottenere fondi per riqualificare ed efficientare i nostri edifici scolastici, dotandoli dei più moderni strumenti tecnologici e rendendoli belli da vivere. Abbiamo investito tante risorse per rendere sia la scuola dell’infanzia sia la scuola primaria degli ambienti sicuri ed accoglienti in cui lavorare, studiare e crescere. Devo dire che ci siamo riusciti perché le due strutture sono ormai divenuti un’eccellenza del territorio non solo cittadino. La sfida ora è di completare l’opera con la costruzione di un nuovo edificio scolastico anche per gli studenti della scuola secondaria di primo grado. Abbiamo già avviato un’attività di interlocuzione con la Regione Marche e con gli Uffici Speciali per la Ricostruzione Post-Sisma e speriamo di raggiungere l’obiettivo entro la fine del mio mandato.
Oltre alle scuole, sono molto orgoglioso della nuova viabilità nella zona frazione Stella, con la riqualificazione dell’incrocio con Villa dei Priori e la nuova rotatoria nella zona industriale, e delle attività di riqualificazione del centro storico, specie con i lavori al Parco della Rimembranza e all’ex-asilo di via Santissimo Crocifisso. Durante il primo mandato ci siamo occupati di impostare gli obiettivi ed il lavoro necessario per raggiungerli, partecipando ai bandi e appuntando i vari progetti; ora, nel secondo mandato, iniziano a materializzarsi anche visivamente i risultati raggiunti. Questo è un piacere per noi amministratori, ma soprattutto per i cittadini, che potranno godere delle strutture e degli spazi realizzati come luoghi di ritrovo e di vita comunitaria.
Domenica prossima, nella parrocchia di Pagliare, ci sarà una celebrazione in memoria di don Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e Liberazione. In tempi ormai passati CL e AC hanno vissuto momenti di dialogo ma anche di contrapposizione. Attualmente qual è la situazione? Che significato ha questa messa?
Il merito è dei sacerdoti che hanno saputo creare questa opportunità e hanno aperto le porte della parrocchia per questo evento che è importante non solo per Comunione e Liberazione, ma anche per tutti coloro che vedono in don Luigi Giussani un grande testimone di fede. È un segnale di apertura, che va nella direzione che a noi piace, che è quella di trasformare il nostro territorio in un laboratorio di comunità, in un luogo di accoglienza e di crescita nel confronto. Sarà un’occasione per rimette al centro l’esperienza cristiana, testimoniando di saper evitare le polarizzazioni e di essere all’altezza della sfida maggiore che il nostro tempo richiede a tutti i livelli, ovvero quella di lavorare insieme per il bene comune.
Di recente, sempre più spesso, creiamo opportunità simili anche nelle nostre parrocchie, quelle di Monsampolo e di Stella, e di questo sono particolarmente grato a don Andrea. La nostra posizione baricentrica tra le due Diocesi del Piceno sta rendendo il nostro territorio una terra di incontro e di confronto, che sta unendo le persone e le sta facendo scoprire più simili di quanto pensassero.
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