CUPRA MARITTIMA – Si è svolta Mercoledì 19 Febbraio, alle ore 21:15, presso il Cinema Margherita in Cupra Marittima, una serata speciale di riflessione sul conflitto tra Israele e Hamas, che ha registrato la partecipazione di don Roberto Traini e di alcuni esponenti di diverse associazioni: Amnesty International, Fondazione Caritas San Benedetto Ets, Azione Cattolica della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, CVM Comunità Volontari nel Mondo, AGESCI di Grottammare, Libera.
Al centro dell’evento la proiezione del film “No other land”, del 2024, premiato come Miglior Film Europeo agli EFA e al Festival di Berlino e candidato, come miglior documentario, ai Premi Oscar 2025.
La serata è stata introdotta da Valeria Annibali, responsabile di Amnesty International per le Marche Sud, la quale ha aiutato i presenti a capire meglio la situazione storica, politica e sociale della Cisgiordania e, dopo la visione del film, si è conclusa con gli interventi del pubblico. L’evento è stato quindi un’occasione per conoscere la realtà dei popoli in lotta e per discutere di diritti umani e di umanità.
Un film devastante: scopri perché – La nostra recensione
Girato nell’arco di cinque anni, dal 2019 al 2023, il lungometraggio “No other land” documenta gli sforzi di alcuni attivisti palestinesi nell’opporsi alla distruzione del loro villaggio natale di Masafer Yatta da parte delle forze di difesa israeliane (IDF). Essendo parte della “Zona C” della Cisgiordania, infatti, l’area di cui si racconta è sotto il completo controllo civile e militare dell’IDF, in quanto, pur essendo presente sulle mappe del 1945, quindi prima della fondazione dello Stato di Israele, tuttavia dal 1980 è stata dichiarata dall’esercito israeliano “zona di addestramento militare chiusa” e subisce continui sfollamenti.
Il film incorpora anche filmati d’archivio girati dalla famiglia Adra nell’arco di vent’anni (fra cui una visita di Tony Blair al villaggio nel 2009), ma il racconto centrale è quello relativo alle vicende che girano intorno alla costruzione di un poligono di tiro e di una zona d’addestramento militare a partire dal 2019, quando un’ingiunzione della Corte Suprema di Israele ha respinto un ricorso pluridecennale dei suoi abitanti contro questa decisione, non riconoscendo l’esistenza di Masafer Yatta, sebbene quest’ultimo sia attestato sulle carte geografiche dal XIX secolo.
“No Other Land” è candidato, come miglior documentario, ai Premi Oscar 2025, ma definirlo un semplice documentario è assolutamente limitante e non rende l’idea né del valore di fonte storica che acquisirà nel futuro né dell’impatto emotivo che ha sullo spettatore che lo guarda. Senza forzature retoriche di natura politica o sentimentale, senza fronzoli stilistici o contenutistici, “No other land” è un’opera cinematografica devastante.
Devasta la semplicità con cui viene raccontata la situazione in Cisgiordania. Non un punto di vista univoco o di parte che accompagna le scene, bensì solo la videoripresa degli eventi che si susseguono e delle persone che ne sono protagoniste. Una fotografia nuda e cruda della realtà. Un ritratto talmente semplice e sincero, da sembrare – a tratti – un video amatoriale, fatto comprensibile considerate anche le circostanze in cui sono avvenute le riprese.
Devastano il realismo e l’immediatezza con cui vengono proiettate sul grande schermo le piccole storie di un gruppo di persone, che si intrecciano con la grande storia, quella che verrà raccontata nei libri e a cui viene restituita la dignità della verità. La verità di un altro punto di vista, quello meno conosciuto e forse scomodo che, senza questo lungometraggio, probabilmente sarebbe rimasto nascosto o avrebbe comunque avuto un impatto meno dirompente. Un punto di vista che pare attendibile ed equilibrato, stando alle immagini riprese e alle parole degli autori, i quali affermano: “La gente di Gaza merita di smettere di essere massacrata, così come gli ostaggi israeliani brutalmente trattenuti meritano di essere liberati”.
Devasta il cuore, per la gioia, anche sapere che il docufilm sia stato girato da quattro giovani artisti, di cui due israeliani e due palestinesi, che convergono, uniti, nel denunciare la situazione attualmente in corso in Cisgiordania: Basel Adra, un giovane avvocato e giornalista palestinese, che ha deciso di documentare la sua vita e quella della sua terra; Yuval Abraham, un attivista e giornalista investigativo israeliano; Hamdan Ballal, un fotografo palestinese; Rachel Szor, israeliana, direttrice della fotografia e montatrice del lungometraggio. La loro è molto più che una collaborazione artistica vincente. È prima di tutto un atto di resistenza civile. È poi lo strumento attraverso il quale hanno creato un prodotto cinematografico che informa, divulga e diventa fonte storica attendibile per il futuro. Ma è anche e soprattutto la speranza di una vera amicizia tra i popoli. Un’amicizia disinteressata, gratuita, amorevole, che riconosce nell’altro un fratello e che traccia il sentiero verso una fraternità possibile che coinvolge tutti. È la dimostrazione che un mondo in cui ci si senta fratelli tutti – come direbbe Papa Francesco – non è un’utopia, ma qualcosa che già c’è.
Le dichiarazioni degli esponenti delle associazioni presenti
Valeria Annibali, responsabile di Amnesty International per le Marche Sud: “Siamo molto contenti di essere stati invitati a partecipare all’evento e di vedere rappresentate anche altre associazioni: riteniamo infatti che sia molto importante dialogare per capire cosa realmente stia succedendo in Cisgiordania. A volte siamo frastornati da notizie che ci danno un punto di vista univoco; il film ‘No other land’, invece, ci ha fornito uno strumento in più per poterci formare un’idea. Come organizzazione internazionale, noi non prendiamo mai una posizione in merito ai conflitti in corso, non possiamo quindi dire che ci sia una parte che abbia ragione e una che abbia torto. La questione è molto complessa e non possiamo attribuire tutte le colpe all’una o all’altra parte, ma siamo chiamati a denunciare con fermezza tutte le situazioni in cui i diritti umani non vengono rispettati. Le tensioni che poi sfociano nelle guerre, infatti, nascono sempre da questo mancato rispetto. Il rispetto dei diritti umani è il presupposto essenziale per mantenere la pace”.
Fernando Palestini, vicedirettore Caritas diocesana San Benedetto del Tronto e direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto: “Abbiamo visto un docu-film molto bello e toccante che ci ha mostrato un’altra faccia dei rapporti tra Israeliani e Palestinesi, stavolta in Cisgiordania, con i Palestinesi allontanati a forza dalle loro case e dalla loro terra. È un altro aspetto di una realtà molto triste con il violento e ingiustificabile massacro di Hamas del 7 Ottobre e la risposta dello Stato di Israele che ha mietuto migliaia e migliaia di vittime, tra cui moltissimi bambini e civili innocenti. La tregua è sempre appesa ad un filo e l’Europa e l’America non sempre hanno giocato un ruolo pacificatore in questa tristissima vicenda. Solo la voce di Papa Francesco, attaccato a volte anche dallo Stato di Israele, si alza per chiedere una pace vera, una pace che possa permettere, superando gli odi e le vendette, una convivenza che sia la più pacifica possibile, riconoscendo al popolo Palestinese uno Stato dove vivere”.
Lorenzo Felici, consigliere nazionale dell’Azione Cattolica e presidente diocesano dell’AC della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto: “Siamo molto contenti di questa collaborazione con il Cinema Margherita che va avanti già da un po’. Attraverso la visione di alcuni film, stiamo approfondendo tematiche sociali importanti che consentono a giovani ed adulti di riflettere su questioni di attualità che interrogano i nostri cuori. Siamo soddisfatti anche di condividere il percorso con altre associazioni del territorio, che si prendono cura delle persone, mettendo in pratica l’invito di Papa Francesco a sentirci tutti fratelli”.
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