

Sul calendario delle celebrazioni della Settimana santa, diffuso oggi, e sull’assenza della Messa in Coena Domini, il cardinale ha spiegato che “normalmente si faceva fuori in qualche istituto, in carcere, oppure in ospedale”. “Quindi immagino che, appunto, quest’anno non è pensabile che il Papa possa uscire. Per il programma si vedrà. Si vedrà se il Papa è in grado, appunto, di presiedere le celebrazioni, oppure se delegherà qualche cardinale a farlo a suo nome”. Ponendo il caso della Via Crucis al Colosseo, il cardinale Parolin ha riferito che “ancora non si è stabilito chi sarà a presiederla, ma immagino che, essendo anche una realtà locale della chiesa di Roma, probabilmente sarà presieduta dal vicario, però ancora non si è fatto nessun nome”.
Circa la situazione dei conflitti in atto, il Segretario di Stato vaticano è tornato sulle parole scritte dal Papa al Corriere della Sera, durante la degenza al Gemelli. “Bisogna cominciare a disarmare le parole per evitare che poi diventino conflitti e diventi guerra guerreggiata”. Sull’Ucraina “i negoziati continuano, io spero che possano davvero arrivare a delle conclusioni positive”. “Credo che l’importante è che si negozi senza precondizioni, in modo tale che si trovi un punto di accordo e si possa arrivare alla fine a una tregua, prima, e poi un negoziato vero e proprio per arrivare a quella pace giusta e duratura che tutti auspichiamo e che penso anche le parti stesse desiderano ottenere”. Su Gaza “avevamo tante speranze che questa tregua, che era stata una tregua temporanea, diventasse permanente e anche lì si potesse avviare un discorso di pacificazione e di ricostruzione”. “Credo – ha aggiunto – che dalle due parti bisogna avere un grande senso di moderazione, forse che non è stato esercitato. Sia da parte di Hamas, sia da parte degli israeliani. Cioè cercare di trovare una via per risolvere il problema che c’è senza bisogno di ricorrere alle armi”.
Infine, il 20° anniversario della morte di Karol Wojtyla, il prossimo 2 aprile. Parolin, soffermandosi sull’eredità di Giovanni Paolo II, ha ricordato l’appello lanciato dal Pontefice polacco e che caratterizzò tutto il suo pontificato: “Aprite le porte a Cristo! Perché in lui, soltanto in lui – ha concluso -, si trova la salvezza e soltanto in lui si trova una risposta ai grandi problemi che l’uomo soffre oggi come soffriva ieri e che continuerà a soffrire”.
