Foto tratte dalla pagina Facebook dell’Azione Cattolica della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto

ACQUAVIVA PICENA – Ricorre oggi, 2 Aprile 2025, la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo. Per l’occasione, abbiamo incontrato il dott. Simone Maestrini, padre di un ragazzo con autismo e coordinatore del Centro “BeBlu” di Acquaviva Picena, una delle tre sedi di “Omphalos – Autismo e Famiglie – ODV“.

Cos’è Omphalos?
È un’organizzazione di volontariato nata nel 2008 per iniziativa di alcuni genitori che avevano i bimbi presi in carico presso il Centro Autismo Età Evolutiva di Fano, che è il punto di riferimento regionale per ogni valutazione sull’autismo.
La nostra associazione ha tre sedi nella regione Marche: “Batti 5” a Fano, “Blu infinito” a Recanati, “BeBlu” ad Acquaviva Picena. In ognuna delle nostre sedi prendiamo in carico bambini con autismo ed elaboriamo per loro dei progetti di vita, pensati per le specifiche necessità di ciascuno. L’obiettivo è renderli il più possibile autonomi, così da vivere una vita serena nel breve e soprattutto nel lungo periodo.

Quando e come ha conosciuto Omphalos?
Sono padre di un ragazzo di dieci anni con autismo. Nel 2017, quando lo abbiamo scoperto, è stata dura. Mio figlio aveva tre anni ed io fui molto sorpreso. Lavoravo infatti come psicologo in una terapia intensiva psichiatrica a Firenze e, nonostante fossi abituato a riconoscere e gestire determinate situazioni, mi sono reso conto che, quando si è coinvolti emotivamente, il discorso cambia in modo radicale. Perciò mi sono affidato ad Omphalos, dove ho trovato una famiglia pronta ad accoglierci. E mi sono mi sono trovato talmente bene, che ho deciso di dedicare più tempo all’associazione, offrendo il mio tempo per fare volontariato.

Da professionista e volontario del settore, ma soprattutto da padre, ci spiega cos’è l’autismo e come si riconosce?
Prima di tutto vorrei dire chiaramente a tutti che l’autismo non è una malattia, come invece spesso molte persone credono. L’autismo è una condizione che riguarda la sfera del neurosviluppo e che coinvolge la sfera del linguaggio, della socialità e della comunicazione. Gli autistici sono persone neurodivergenti, ovvero persone il cui cervello funziona in modo diverso da quello considerato tipico. Si tratta di una differenza neurobiologica naturale, non di una disabilità.
Ci sono vari livelli e tipologie di autismo: non a caso il manuale DSM-5, che è il manuale di riferimento per le valutazioni, non parla più di autismo, bensì di disturbi dello spettro autistico, proprio per definire una vasta gamma di condizioni. Le principali caratteristiche dell’autismo sono tre. Prima di tutto difficoltà nella comunicazione: le persone con autismo infatti possono avere difficoltà a comprendere o utilizzare il linguaggio, a iniziare o mantenere conversazioni oppure a comprendere il linguaggio non verbale. In secondo luogo difficoltà nelle interazioni sociali: le persone con autismo infatti possono avere difficoltà a comprendere le regole sociali, a stabilire relazioni con gli altri o a comprendere le emozioni altrui. Infine comportamenti ripetitivi ed interessi ristretti: le persone con autismo infatti possono avere comportamenti ripetitivi, come ad esempio battere le mani o ruotare oggetti, oppure interessi molto specifici e ristretti. Trattandosi di uno spettro, ogni persona con autismo è unica e può presentare caratteristiche diverse: perciò alcune persone con autismo possono avere bisogni di supporto molto elevati, mentre altre possono avere bisogni di supporto più lievi. Non esiste una “cura” per l’autismo, ma ci sono molte strategie e terapie che possono aiutare le persone con l’autismo a sviluppare abilità e a migliorare la loro qualità di vita. Fortunatamente negli ultimi anni la consapevolezza sta aumentando e la precocità nelle diagnosi è maggiore: questo è un fatto molto positivo, direi determinante, per insegnare nei tempi giusti un numero maggiore di abilità che renderanno il più possibile autonomi i futuri adulti con autismo. Tuttavia c’è ancora tanta strada da fare, soprattutto nelle scuole e nei luoghi di incontro: è necessario creare una comunità educante ed educata che sia in grado, da un lato, di riconoscere i bisogni e, dall’altro, di valorizzare le abilità e le risorse dei bambini e dei ragazzi con autismo.

Quali progetti avete realizzato finora?
In questi anni abbiamo organizzato tantissimi corsi di formazione, a tutti i livelli. Pima di tutto rivolti ai genitori, i quali spesso, dopo aver ricevuto una diagnosi di autismo, si ritrovano da soli ad avere a che fare con qualcosa di sconosciuto e si sentono in un vortice da cui non sanno come uscire. Hanno bisogno di informazione, formazione e supporto, sia psicologico (individuale e di gruppo) sia terapeutico (per i figli). Spesso la famiglia, che è in sofferenza, si ritrova a lasciare indietro il fratello o la sorella del figlio con autismo. Il supporto quindi è anche per loro.
Oltre ai genitori, è molto importante formare anche quelle persone che, per professione o per volontariato, potrebbero avere a che fare con bambini o ragazzi con autismo. Molti corsi che organizziamo, quindi, sono rivolti anche ai terapisti, ai docenti, ai catechisti, ai volontari.
In questi diciassette anni poi abbiamo messo su diversi laboratori rivolti ai bambini e ai ragazzi, in base alle abilità e all’età di ciascuno. Molteplici sono le attività prese in considerazione: nuoto, cucina, motricità, laboratori delle autonomie (lavare i piatti, fare spesa, mettere la lavatrice, …).
Infine, per finanziare le nostre attività, spesso organizziamo eventi ed iniziative, come la vendita dei panettoni nel periodo di Natale, la vendita delle uova di Pasqua e delle colombe nel periodo pasquale, l’organizzazione di piccole feste e maratone, la realizzazione di spettacoli teatrali, la proiezione di film cinematografici, …
L’ultimo evento, in ordine di tempo, lo abbiamo vissuto pochi giorni fa, Domenica 30 Marzo, con un pranzo solidale organizzato in collaborazione con l’associazione Libera, l’Agesci e l’Azione Cattolica diocesana della Chiesa di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto. Il ricavato di questo pranzo servirà a finanziare il progetto “Casa Mia”.

Di cosa si tratta? In cosa consiste il progetto “Casa Mia”?
“Casa Mia” è il progetto con cui Omphalos si è aggiudicato un bando di gara emesso dal Comune di Grottammare per l’affidamento in concessione di un fabbricato confiscato alla criminalità organizzata e sito in via Modigliani n. 4. Tale bando era rivolto a tutti gli enti del Terzo Settore e prevedeva che si presentassero dei progetti di interesse sociale. La nostra proposta, che è poi risultata vincente, è rivolta ai ragazzi e alle ragazze con autismo, che all’interno della villa potranno sperimentare le molteplici abilità apprese nel loro percorso di crescita ed avere l’occasione anche di sperimentarsi, da adolescenti prima e da giovani adulti poi. Un’occasione imperdibile che rientra nell’ottica di realizzare, con e per loro, un progetto di vita sereno e protetto, ma allo stesso tempo autonomo ed indipendente, tenendo conto delle individuali capacità di autodeterminazione e nel pieno rispetto di abitudini, bisogni ed aspirazioni. La conformazione e l’ubicazione della struttura permettono di creare un “luogo aperto”, in cui far entrare il mondo e da cui poter uscire per incontrare il mondo.

Oggi ricorre la Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo. Che messaggio vuole dare ai lettori de L’Ancora?
Il 2 Aprile è solo un giorno, ma l’autismo c’è per tutto l’anno. Perciò io vorrei tanto che le persone non si fermassero solo oggi ad ammirare i palazzi illuminati di blu e poi domani tornassero nel buio dell’inconsapevolezza. Mi piacerebbe che fosse 2 Aprile tutto l’anno, che nessuno dimenticasse i nostri figli, le nostre figlie e le nostre famiglie. Devo riconoscere che, rispetto al passato, le istituzioni sono più presenti e le persone più consapevoli, ma purtroppo serve ancora tanto impegno da parte di tutti. In alcuni casi ci sentiamo abbandonati; invece avremmo bisogno di una presenza continuativa delle istituzioni e delle comunità, sia per ricevere il necessario sostegno sia per camminare insieme come fratelli e sorelle di una stessa grande famiglia. Faccio degli esempi pratici. A scuola, ad esempio, per i bambini e i ragazzi con autismo, i docenti potrebbero fare molto di più, coinvolgendoli in attività scolastiche e suggerendo attività extrascolastiche per includerli maggiormente nel gruppo. A casa, le famiglie dei compagni potrebbero organizzare momenti di condivisione, come feste o pomeriggio di studio, per eliminare le differenze e favorire i legami. Nelle parrocchie e nelle associazioni gli operatori pastorali e chiunque svolga un servizio potrebbero sensibilizzarsi di più al tema ed informarsi maggiormente su come aiutare le persone con autismo, che si tratti di bambini, ragazzi, giovani o adulti. L’informazione, la formazione e la solidarietà sono risorse umane che magari oggi potrebbero non riguardarci da vicino, ma domani  potrebbero costituire un tesoro prezioso per aiutare un nostro figlio, fratello, nipote, parente o amico.

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