
Di Filippo Passatino
“Stiamo celebrando la seconda assemblea sinodale. Dopo l’apertura dove sono state date alcune coordinate essenziali dello svolgimento degli obiettivi, abbiamo vissuto un momento sinodale per eccellenza: pur nel poco tempo a disposizione i delegati sono intervenuti e hanno partecipato attivamente”.
Lo dice mons. Valentino Bulgarelli, segretario del Comitato del Cammino sinodale, tracciando il punto della seconda assemblea, che si conclude oggi.
Presente all’assemblea sinodale anche una delegazione delle diocesi del Piceno.
“È stato un momento molto ricco, molto fecondo, dove sono emerse alcune questioni, ma sottolineerei in modo particolare alcuni aspetti – aggiunge -: il primo è la positività del cammino di questi 4 anni, di cui tutti i delegati hanno dato prova e testimonianza, per cui anche il lavoro che si chiede è quello di non disperdere ciò che si è fatto in questi anni. Il secondo aspetto è stato un dialogo bello, perché libero, franco, trasparente, per cui è stato un momento di Chiesa viva, come diceva mons. Castellucci all’inizio del suo intervento ieri”.

Mons. Valentino Bulgarelli
Questa seconda assemblea che cosa sta rivelando?
Innanzitutto sta dimostrando che il cammino fatto finora, pur nella fatica, pur anche nella difficoltà di raccordarsi, di trovare alcuni punti condivisibili, per alcuni versi – e credo ciò assolutamente legittimo -, sta però rivelando che è possibile camminare insieme, sia come Chiese locali, sia come laici e presbiteri, sia anche come scambio di doni tra le diverse Chiese che sono in Italia. E ciò è veramente una ricchezza incredibile. È chiaro che il livello è abbastanza alto e impegnativo, però c’è l’impegno di tutti di starci, di non sottrarsi a un orizzonte di esperienza di questo tipo.
Quale momento reputa più importante di questi giorni?
Noi ritenevamo importante, proprio come metodo di lavoro che è stato presentato ai vescovi e approvato, di avere la possibilità di dare parola all’Assemblea, perché in una esperienza sinodale questo è un elemento decisivo. Il lavoro di ieri mattina ha fatto sì che circa il 5% dei partecipanti all’Assemblea potesse intervenire, complessivamente una cinquantina di interventi su 950 delegati. Così come il lavoro con i gruppi è altrettanto importante, perché lì ognuno può prendere la parola. E quindi continua un po’ questa risonanza rispetto a queste proposizioni che sono state individuate.
Qual è il prodotto finale di questa seconda assemblea sinodale?
Come spiegava bene mons. Castellucci, questo non è un documento. Queste proposizioni non sono un documento, ma sono una sorta di mappa di temi che sono emersi in questi 4 anni che si è cercato di sintetizzare proprio per capire in quale direzione andare, tenendo conto che ci sarà poi un prossimo passaggio che è l’Assemblea generale dei vescovi italiani, così come il regolamento prescrive.
Quindi, si realizza veramente questo scambio e incontro di comunioni: comunione dei vescovi, comunione delle Chiese, comunione del popolo di Dio, che deve interagire, che deve tentare di costruire insieme quello che potrà essere un possibile orizzonte.
Per me la cosa importante è che non c’è il parere di uno che viene proposto a tutti, ma c’è un’idea che viene condivisa, verificata e costruita insieme.
Al termine dell’Assemblea sinodale, che cosa succederà?
Quello che abbiamo previsto in questo momento è la chiusura di questa Assemblea con una consegna che verrà fatta ai vescovi, che potrà essere una richiesta, che potranno essere una restituzione del lavoro dell’Assemblea, che potrà essere la consegna dell’individuazione di alcune priorità come è stato richiesto in questo momento ai delegati nei lavori di gruppo. Però, tutto questo passerà in mano e sarà oggetto di discernimento dei vescovi. Quindi nell’Assemblea generale di maggio i vescovi avranno il compito anche di aiutare l’intero popolo di Dio a capire come muoversi, che cosa poter fare, che cosa immaginare per il prossimo futuro.
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